Confronti: IL CONSIGLIO - SISTEMA TRADIZIONALE/MANAGERIALE

GESTIONE TRADIZIONALE GESTIONE MANAGERIALE
Il consiglio non ha autonomia gestionale Il consiglio ha piena autonomia gestionale
Ci sono consiglieri assessori e consiglieri delegati Non ci sono né consiglieri assessori, né consiglieri delegati
Ci sono commissioni consiliari permanenti, su materie previste nello statuto, e altre facoltative Le commissioni consiliari sono costituite solo per problemi specifici e sono a termine
Ci sono gruppi consiliari formati anche da un solo consigliere I gruppi consiliari sono solo 3: di maggioranza, di minoranza e il gruppo misto
Il consiglio delibera soprattutto su provvedimenti di iniziativa della giunta Il consiglio approva gli indirizzi e i criteri generali che valgono per i provvedimenti di sua competenza e per l'intera attività del comune
L'iniziativa dei singoli consiglieri è lasciata alla loro buona volontà, non è né favorita, né supportata L'iniziativa dei singoli consiglieri è sollecitata, favorita e supportata dalle strutture del comune
Il consiglio produce atti di cui si verifica la legittimità Il consiglio realizza prodotti di cui si verifica la fruibilità per gli utenti
Il consiglio ostacola l'efficienza dell'azione amministrativa Il consiglio è la più grande risorsa politica, da sfruttare al massimo


Il consiglio comunale è sempre stato definito il supremo organo politico del comune, ma di fatto ha sempre dovuto obbedire a dei padroni. Fino al 1990 (quando entrò in vigore la legge sulle autonomie locali) sono stati i partiti e la giunta, dopo -e ancora oggi- sono i partiti e il sindaco. Nell'ottica tradizionale il consiglio era ed è considerato un peso, se non un intralcio, a un'efficiente azione di governo.

Nella colonna di sinistra della tabella si vedono i principali metodi controllo, di svuotamento, o di mancata incentivazione dell'attività consiliare che, sotto padrone, diventa dannosa perché spreca intelligenze, tempi e risorse. Spreca, soprattutto, la rappresentanza, che è la più importante ragione del suo esistere. Il consiglio è infatti l'espressione politica più rappresentativa dell'intera comunità, perché alla sua formazione contribuiscono anche le forze di minoranza, ed è l'unico organo cui la legge attribuisce una funzione piena ed esclusiva di indirizzo e di controllo politico generale.

La gestione tradizionale premia quindi l'efficienza a scapito della politica e, ribaltando ogni corretta logica istituzionale, rende inutile il consiglio.

Nell'ottica manageriale invece il consiglio è una risorsa indispensabile: è l'organo che presiede alla creatività, fa la funzione che nell'uomo viene svolta dalla parte destra del cervello. Perciò deve essere libero, autonomo, sostenuto nella sua attività e valorizzato. Deve essere in grado di dare, in nome di tutta la popolazione, obiettivi, limiti, direzione e forme di controllo a tutti gli altri organi del comune e alla loro attività. La successiva opera di programmazione e di esecuzione potrà quindi svilupparsi in maniera autonoma, ma entro un quadro di riferimento generale che impedisca deviazioni, eccessi, soluzioni scollegate o iniziative autoreferenti.

Con la gestione manageriale non solo non si rinuncia alla funzione di indirizzo e di controllo dell'organo politico più rappresentativo, ma la si potenzia. E si evita, in questo modo, che:

  1. l'efficienza risponda solo a se stessa;
  2. il comune venga diretto da forze diverse dai propri organi istituzionali.
Non è poco, perché queste due piaghe sono, nei comuni, le più diffuse, le più pericolose e, di contro, le meno percepite e le più giustificate.